Continua la situazione di violenza e sofferenza in Sudan
Nel 2008, due grandi emergenze umanitarie hanno continuato a colpire il Sudan: la crisi nel Darfur e le conseguenze di decenni di guerra civile nel sud del paese.
La crisi nel Darfur
Il Darfur è stato teatro della più vasta operazione di aiuti umanitari a livello mondiale, con oltre 80 organizzazioni e 15mila operatori umanitari, di cui 2mila di MSF, che hanno fornito assistenza in una regione in cui un terzo della popolazione è sfollata in seguito al conflitto.
Tuttavia, nonostante gli sforzi umanitari, a cinque anni dall'inizio della crisi del Darfur, centinaia di migliaia di persone sono ancora tagliate fuori dagli aiuti. Altre migliaia di persone rischiano di perdere l'assistenza a causa di una serie di fattori: instabilità delle linee del fronte e delle alleanze tra fazioni armate, attacchi mirati agli operatori umanitari e crescenti restrizioni da parte del governo all'erogazione di aiuti umanitari. Quest'anno, secondo i dati ONU, undici operatori umanitari sono stati uccisi e 189 sono stati rapiti in Darfur. Anche MSF è stata vittima di assalti e saccheggi nella regione.

Per la maggior parte della popolazione del Darfur le condizioni di sicurezza sono nettamente peggiorate. Nel mese di febbraio, una violenta incursione nell'area del corridoio settentrionale nel Darfur occidentale sembrava aver riportato il paese ai primi giorni del conflitto. I villaggi sono stati evacuati e dati alle fiamme; circa 50mila persone hanno dovuto fuggire.
Molte persone si sono rifugiate nei grandi campi sfollati del Darfur, ma la sicurezza è ancora molto scarsa. Nel campo di Kalma, che ospita oltre 90mila persone, le équipe di MSF hanno curato 65 feriti da arma da fuoco in seguito a una sparatoria all'interno del campo. Più della metà erano donne e bambini. Gli scontri tra ribelli e forze governative, protrattisi per tutto l'anno, hanno causato lo sfollamento di migliaia di persone che sono rimaste prive di assistenza sanitaria.
La guerra civile nel Sud del paese
Nel Sudan meridionale, l'ONU stima che 1.2 milioni di persone abbiano fatto ritorno a casa dopo 20 anni di guerra civile, ritrovando le loro regioni prive di infrastrutture, servizi e strutture sanitarie. Malgrado l'accordo di pace, le tensioni nella regione sono ancora fortissime. Nel febbraio 2008, in seguito a un violento attacco vicino alla città di Abyei, migliaia di persone si sono riversate nei campi nel nord dello stato di Bahr-el-Ghazal e circa 10mila persone si sono date alla macchia. Nel mese di maggio, i combattimenti hanno distrutto Abyei, costringendo altre 60mila persone a sfollare. Subito dopo gli scontri, le équipe di MSF hanno curato 140 feriti di guerra. Circa 300 bambini malnutriti al di sotto dei cinque anni sono stati inseriti in un programma di alimentazione terapeutica. Nel mese di dicembre sono scoppiati nuovi conflitti che hanno provocato un ulteriore sfollamento della popolazione.

Per tutto il 2008, 1500 operatori di MSF presenti sul posto hanno fornito assistenza sanitaria nel Sudan meridionale, dove, oltre ai continui atti di violenza, si riscontra un'alta incidenza di malnutrizione, con tassi di mortalità materna tra i più elevati del mondo. Tubercolosi e kala azar sono particolarmente diffuse nella zona; molto frequenti massicce epidemie di meningite, morbillo, colera e malaria. In una situazione come questa, gli aiuti umanitari sono nettamente carenti; alcuni dei principali donatori hanno destinato altrove i propri finanziamenti e il numero di agenzie umanitarie è diminuito a causa della mancanza di risorse. Poiché i risultati del censimento non sono ancora stati resi pubblici c'è il rischio che le elezioni del 2009 vengano rimandate e che nella regione riprendano le violenze.

