Civili nella morsa della guerra nel Congo orientale (RDC)

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Nord Kivu, una popolazione in fuga dalla guerra e senza protezione

Dal settembre del 2007, la ripresa dei combattimenti nel Nord Kivu, nella zona orientale della Repubblica Democratica del Congo (RDC), ha causato un massiccio sfollamento della popolazione. Il mancato rispetto del cessate il fuoco, siglato nel gennaio 2008, ha portato alla ripresa dei combattimenti su vasta scala tra i vari gruppi armati e l'esercito congolese (FARDC), malgrado la presenza della MONUC, la più vasta forza di pace ONU del mondo.

Nella regione, centinaia di migliaia di persone sono fuggite in tutte le direzioni alla disperata ricerca di salvezza. Ai profughi manca acqua, cibo e riparo; l'accesso all'assistenza sanitaria è quasi inesistente. I profughi trovano rifugio nei campi o presso delle famiglie, oppure si nascondono nella foresta dove sono alla mercé di qualsiasi gruppo armato. Solo poche organizzazioni umanitarie sono presenti in modo continuativo vicino alla capitale della provincia, Goma.

Nonostante il mandato dell'ONU, la MONUC non è stata in grado di proteggere la popolazione civile dalla violenza e dalla fuga coatta. A novembre, quando le forze ribelli hanno assunto il controllo di Rutshuru, dove MSF gestisce un reparto di chirurgia, la MONUC ha condotto nella città un convoglio armato per prestare soccorso umanitario, una mossa che minaccia di rendere ancora più confuso il confine tra azione militare e azione umanitaria nella regione.

La situazione sanitaria dei profughi

Le drammatiche condizioni di vita rendono i profughi estremamente vulnerabili a malattie facilmente curabili come il morbillo, la malnutrizione, le affezioni delle vie respiratorie, la diarrea e le complicazioni ostetriche per le donne in gravidanza. Inoltre vengono riportati casi di colera in numerose aree tra le quali anche zone in cui la dissenteria non rappresenta solitamente una grave minaccia per la salute. Tra gli sfollati, inoltre, si verificano frequenti epidemie di colera, favorite dalle condizioni igieniche disastrose, dalla mancanza di acqua potabile e dal continuo spostamento della popolazione e dall'affollamento dei campi profughi.

Repubblica Democratica del Congo - Un centro di MSF per il trattamento del colera - foto © Sven Torfinn

MSF gestisce progetti in tutta la regione del Kivu, fornendo assistenza sanitaria di base, cure mediche di emergenza, acqua, servizi igienici, tende e coperte. MSF gestisce inoltre l'ospedale di Rutshuru, dove ha continuato ad operare anche nel mese di novembre, quando violenti scontri sono scoppiati nella città e nella vicina Kiwanja. Essendo una delle poche organizzazioni umanitarie presenti stabilmente vicino a Goma, MSF ha aumentato le proprie attività di emergenza nella regione per far fronte al deteriorarsi della situazione. MSF sta cercando di individuare le modalità per incrementare la risposta alla crisi e per poter soddisfare i bisogni della popolazione. A causa dell'insicurezza, alcune aree sono inaccessibili e una parte della popolazione resta tagliata fuori dall'assistenza sanitaria.

E i problemi non sono solo nel Kivu

Mentre l'attenzione mediatica è concentrata sui combattimenti in corso nel Kivu, da ottobre la popolazione del distretto settentrionale di Haut-Uélé è vittima degli attacchi dei ribelli dell'Esercito di Resistenza del Signore. I combattimenti nel mese di settembre hanno costretto circa 50mila persone ad abbandonare le loro case. La popolazione congolese in altre regioni del paese è costantemente priva di assistenza sanitaria e vittima di epidemie ricorrenti come quella di colera, che ha colpito 4mila persone a Lubumbashi e Likasi, nella provincia del Katanga, e il morbillo, a cui MSF ha risposto con una campagna di vaccinazione mirata per oltre 225mila bambini tra i 6 mesi e i 15 anni.